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Cosenza: smantellata rete doping

Cosenza: smantellata rete doping

 

Ancora il doping a scuotere il mondo sportivo, questa volta a venire arrestati sono Antonio Verre, 63 anni,farmacista, e Aldo Tarditi, 67 anni, che dirige una società di ciclismo amatoriale.

L'operazione odierna ha scoperto una rete, fatta di rapporti con diverse persone, che distribuiva farmaci nell'ambito di società sportive.

Il farmacista risulta già noto alle forze dell'ordine per fatti simili e la sua farmacia è stata definita dagli inquirenti "un vero supermercato di sostanze dopanti". "Fu portato in giudizio, ma poi il procedimento e' finito con la prescrizione", ha detto Spagnuolo. "Il campanello d'allarme e' stato lo smercio di un certo tipo di farmaci, oltre la media - ha detto ancora Spagnuolo - e questo ha fatto scattare le indagini".

Insieme a loro coinvolti ci sono anche Filippo Verre, medico, fratello del farmacista, Romano De Paola e Francesco Savaia.

"C'è un problema per la comunità, perché c'è chi deve pagarsi i medicinali e qui abbiamo un farmacista che ha prodotto danni al servizio sanitario nazionale per più di 700.000 euro" ha detto Marisa Manzini, procuratore aggiunto di Cosenza. "Era dal 2010 che ci occupavamo di questi fatti - ha detto Manzini - ma l'inchiesta in questione è partita recentemente. Uno degli assuntori di questi farmaci è stato squalificato e poi condannato a seguito di una gara sostenuta a Catania".

Il Procuratore della Repubblica di COSENZA, Mario Spagnuolo parlando con i giornalisti a margine della conferenza stampa indetta a seguito degli arresti odierni ha detto: "il sospetto della procura è che il traffico di farmaci dopanti sia molto più ampio di quello scoperto finora. Le indagini sono state lunghe e sono state portate avanti con particolare attenzione, perché si trattava di accertare in termini di assoluta certezza la condotta degli indagati. Da questo quadro emergono dati abbastanza sconfortanti". infatti per mero lucro si alimenta un circuito che è quello del doping dilettantistico"

Verre e Tarditi sono accusati di aver messo in commercio attraverso canali illeciti farmaci dopanti destinati ai ciclisti dell'associazione.

Le indagini hanno evidenziato responsabilità a carico di altre cinque persone indagate in stato di libertà.

"L'ansia da prestazione - ha proseguito il Procuratore Spagnuolo - attanaglia anche chi fa sport per diletto, che pur di emergere e vincere finisce per doparsi. Quindi, c'è una domanda di materiale dopante e a questo punto c'è l'offerta, che viene posta in essere da professionisti che di certo non hanno bisogno di soldi, perché vivono agiatamente. Alla base vi è un giro di false ricette, che consentivano al farmacista di caricare sul servizio sanitario nazionale questi farmaci, che tra l'altro costano molto, e successivamente venivano passati al presidente della squadra ciclista che sostanzialmente alimentava questo circuito, e fungeva sostanzialmente da pusher. Questa persona è recidiva, già in passato era stato sottoposto a procedimento penale, ma ha reiterato il proprio comportamento. La Procura di COSENZA intende perseguire nei termini più rigidi questi fenomeni, che danneggiano gli assuntori di queste sostanze, ma anche tutto il sistema e i contribuenti".

"Uno degli sportivi - ha poi spiegato il Procuratore aggiunto Marisa Manzini - e assuntore di questi farmaci, abbiamo accertato essere stato squalificato da una gara sportiva a Catania. Il nostro sospetto è che il traffico di farmaci dopanti sia più ampio di quello che abbiamo scoperto finora".

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